martedì 4 dicembre 2007

Across the universe


I testi e le parole delle canzoni dei Beatles sono sempre piacevoli da ascoltare e da canticchiare sottovoce, ma le scene che accompagnano i motivetti sicuramente sono inadeguate ed eccessivamente melodrammatiche. La sceneggiatura ricalca a tratti quella del favoloso musical di Forman, “Hair” senza esserne mai all'altezza, peraltro risulta abbastanza elementare ed intutitiva: i due si innamorano, si lasciano e alla fine si riconciliano senza gravi strascichi, sulle note di “all you need is love” come dire.... tutto è bene quel che finisce bene e lo si capisce già dopo venti minuti di film. Regia e montaggio in pasto al consumismo cinematografico contemporaneo. Divertente Bono Vox nel ruolo di Timothy Leary, con annesso bus in stile hippie che trasporta i ragazzi nel mondo dell LSD.


lunedì 8 ottobre 2007

In questo mondo libero...

Homo homini lupus: Loach riprende il mondo del precariato con maggior cinismo rispetto al precedente film piovono pietre, ampliando la prospettiva attraverso l’iter lavoratore-precario-sfruttatore del lavoro, che proprio nella figura di Angie (Kierston Wareing) è mostrato nei suoi aspetti esplicitamente crudeli. In questo mondo libero la galoppante globalizzazione non dà tregua né possibilità di inserimento nel sistema ai personaggi del film che si incrociano con le loro piccole storie, nella storia della protagonista: non c'è scampo neanche per lei. La drammaticità più che attuale delle problematiche legate al mondo del lavoro giunge perfino a distorcere i rapporti umani e sociali, pressochè asfittici (vedi il rapporto con i genitori, con il figlio e con Karol). Un film che mi è piaciuto molto, in pieno stile Loach, da vedere.

domenica 30 settembre 2007

28 settimane dopo

Non è facile bissare il successo di un film horror attraverso il sequel se peraltro la regia passa dalle mani di Boyle a quelle di Fersnadillo che comunque nel cast annovera il già noto Carlyle (Trainspotting, Full monty) a mio avviso l’unica cosa in comune che hanno i due registi. Le inquadrature panoramiche di una Londra assopita rappresentano alcuni dei momenti più interessanti della pellicola che mettendo in scena elementi di copioni già visti (George Romero docet) tiene sveglio lo spettatore con sangue a tinchitè. Nessuno spazio alle vicende dei protagonisti. Solito antiamericanismo evinto dalle inezie dei soldati. Giudizio rimandato all’uscita del terzo capitolo della trilogia.

mercoledì 26 settembre 2007

I Simpson


Qualcosa di già visto, un dejavù, noioso a chi è da tempo vaccinato alle sensibilizzazioni di impronta ambientalista poste dagli sceneggiatori attraverso la trasposizione cinematografica della fortunata serie televisiva. Ogni personaggio assume il ruolo che lo caratterizza da sempre, probabilmente solo alcuni aspetti di Homer vengono affrontati in modo dettagliato, ma il tutto, condito di ammiccamenti e citazioni varie di altri celebri pellicole, non convince e sembra più una forzatura mediatica di impronta economica piuttosto che una reale esigenza di approfondimento della serie. Se ci sarà un sequel, non andrò a vederlo: yawn yawn.


Io non sono qui

Un intreccio di episodi liberamente ispirati alla vita di Bob Dylan, che cercano di metterne in luce aspetti più o meno conosciuti, attraverso la recitazione di diverse stelle hollywoodiane e una regia mutevole. Vincitore del premio speciale della giuria alla Mostra d'Arte Cinematografica Internazionale di Venezia, vanta un cast notevole soprattutto per l’interpretazione della Blanchett e della Gainsbourg, rispettivamente riguardo all’attivismo politico del cantautore e alla interazione di Dylan con la famiglia. Film molto interessante, da seguire con attenzione per la complessità degli spunti riflessivi messi a fuoco dal regista, e comunque mai noioso alla luce del repertorio musicale dell’artista.


lunedì 10 settembre 2007

Il dolce e l'amaro

Il film è da aggiungere al filone delle pellicole che raccontano della mafia anche se stavolta il punto di osservazione risulta innovativo. Il protagonista Saro (Luigi Lo Cascio) proverà il dolce e l’amaro della vita di un malavitoso per diventare alfine “uomo d’onore”: egli non è il classico scagnozzo del quale spesso è celata la problematica individuale, ma un ragazzino che crescendo in un contesto ben preciso, si troverà dinanzi al dilemma della sua ragion d’essere soltanto quando gli verrà commissionato l’ennesimo omicidio, questa volta nei confronti di un amico.
Per alcuni versi lo spettatore non incontrerà inusitati aspetti del fenomeno mafioso che non siano stati già trattati in altri film, ma complessivamente la pellicola risulta piacevole e godibile, ambientata in gran parte a Palermo, e con tocchi di comicità voluta insite nella figura dei malavitosi, davvero imperdibili.


domenica 9 settembre 2007

4 settimane 3 mesi 2 giorni

Bucarest 1987. Siamo al collasso della dittatura comunista di Ceausescu, vige una legge che vieta l’aborto. Le studentesse Gabita e Otilia sono le protagoniste del film nonché le vittime oppresse da una realtà disumana, ingabbiate dal sistema dittatoriale. Strade buie, scialbi pensionati universitari, l’intento del regista sembra quello di volerci indicare l’insondabile sofferenza di una stato umano soggiogato alle assurde regole di una ragione di Stato profondamente nullificante (Puma); ottima interpretazione degli attori e sceneggiatura, palma d’oro al festival di Cannes.


venerdì 31 agosto 2007

Sicko

Un documentario inchiesta sulla malasanità degli Stati Uniti dove 50 milioni di individui non possono permettersi copertura assicurativa sanitaria e di questi, 9 milioni sono bambini. Altresì, il monopolio dell’apparato sanitario da parte delle compagnie assicurative e delle lobby farmaceutiche che controllano ogni membro della Food and Drug Administration ha creato uno scenario paradossale in cui l’assistenza sanitaria è concessa a caro prezzo anche a chi ha stipulato una polizza e al momento del bisogno si vede rifiutare la copertura delle spese di profilassi. Lo stile di Moore è lo stesso di Bowling a Columbine, con il filo del film che procede attraverso le testimonianze di cittadini vittime sacrificali in favore del massimo profitto per le compagnie assicurative, frutto di una riforma del sistema sanitario varata a suo tempo da Nixon e perpetuata negli anni senza alcuna modifica. Il messaggio è chiaro ed esplicito. Visto il film viene spontaneo chiedersi perché il Cavaliere voglia imitare il sistema sanitario americano (???).



martedì 3 luglio 2007

Il matrimonio di Tuya

La vicenda ruota attorno a Tuya, una giovane donna abitante della Mongolia, immersa in numerose problematiche familiari che derivano dalle difficili condizioni in cui si viene a trovare la sua famiglia, sopratutto per l’invalidità del marito Barter che la costringe a prendere la decisione di risposarsi per far fronte al sostentamento del bestiame…
Premiato con l’orso d’oro della 57 edizione della Berlinale (Willem Dafoe e Gael Garcia Bernal tra i giurati noti ai più), il regista Wang Quanan crea una pellicola abbastanza godibile in cui l’espressività degli abitanti del luogo, gli scenari e i costumi fanno da cornice al disagio di Tuya, nonché disagio generale che arriva fin dentro l’animo dello spettatore. Non occorrono grandi mezzi economici per produrre un bel film. Da notare anche il raffronto tra l’ascesa economica cinese e le pressioni governative affinchè si abbandoni una vita nomade, nei confronti di una popolazione Mongola ancora flebilmente radicata alle sue tradizioni; si evince anche in alcune inquadrature in cui campeggia l’immagine di Mao sui muri, una Cina odierna dove purtroppo si rifiutano le cure ad un suicida a meno che non si abbia la certezza che verrà pagata la somma di denaro necessaria per l’assistenza prestata.

Bellissimo, vedetelo al cinema o scaricatelo.

martedì 12 giugno 2007

La città proibita

Con la città proibita, Zhang Yimou chiude la trilogia comprensiva de la foresta dei pugnali volanti e Hero, dedicata allo wuxiapan o genere cinematografico cinese alla “cappa e spada”, a mio avviso realizzando un ottimo film, interessante, mai troppo fantasioso come in realtà lo erano i precedenti film peraltro costruiti interamente intorno ad episodi di lotta. Il film in questione infatti si riferisce al periodo tra il 923-926 D.C., quando il regno cinese perse la propria autorità centrale e si frammentò in tanti piccoli feudi in guerra tra loro, favorendo le mire espansionistiche dei Mongoli e dei Turchi che attaccarono, rispettivamente, da nord e da ovest: il regista coglie una vicenda privata della famiglia reale e all’interno di essa le sue individuali storie parallele che si incrociano e si intrecciano dando vita ad una trama stucchevole dove c’è spazio per l’inganno, l’amore, l’incesto ,la morte. Zhang Yimou come William Shakespeare, e che grazie all’ausilio di un sapiente e accurato studio fotografico trasmette proprio un affresco dell’epoca; inoltre si pensi che solo per i costumi sono stati impegnati quaranta sarti per due mesi di lavoro e Yee Chung Man è stato candidato all’oscar 2007 per i migliori costumi. Bellissima la battaglia sul basamento ricoperto di crisantemi, fiori eletti per esorcizzare il male, messi appositamente per celebrare la festività del Chong Yang. Per realizzare lo scontro tra due eserciti di dimensioni epiche all’interno della città c’è voluto l’ausilio della computer grafica, alternando quindi alle comparse reali, quelle digitali (tecnica già utilizzata in film come Troy). Ammirevole interpretazione di Gong Li (Memorie di una geisha, 2046, Eros) nei panni dell’imperatrice. Vedetelo.

scritto da: simisimi

mercoledì 6 giugno 2007

The Namesake - Il destino del nome

Tratto dal romanzo del premio Pulitzer, Jhumpa Lahiri, il film narra la storia di Gogol Ganguli, nato negli Stati Uniti dall’unione di Ashoke (Irfan Khan) e Ashima (Tabu) appena sposatisi in India attraverso un matrimonio combinato. Il titolo del film prende spunto dal nome assegnatogli dal padre Ashoke in onore dello scrittore russo Nikolaj Gogol , e vede affrontare il tema dell’integrazione e delle differenze tra New York e Calcutta, entrambe città molto care alla regista Mira Nair già vincitrice del Leone d’Oro al 58° festival di Venezia con il film Monsoon Wedding. Il film possiede note melodrammatiche ma anche scenette d’umor inaspettato che non fanno mai annoiare lo spettatore. Bellissime immagini che incantano lo spettatore. Da segnalare la musica dei Pearl Jam e dell’ anglo-indiano Nitin Sawhney. E’ uno di quei film dei quali si sente parlare poco ma che probabilmente risulta tra i più godibili del momento.Piccola curiosità: Mira Nair dopo questo film ha ricevuto l’offerta di dirigere “Harry Potter e l'Ordine della Fenice ma l’ha rifiutata per lavorare con Jhonny Deep in “Shantaram”, che uscirà nel 2008.

scritto da: simisimi

lunedì 4 giugno 2007

La vie en rose

140 minuti per raccontare gli episodi più significativi dell’intensa carriera artistica e della vita di Edith Piaf…. Nonostante la lunghezza della pellicola, un ottima regia (Olivier Dahan) che alterna sapientemente flashback della sua infanzia a momenti del presente, una strepitosa Marion Cotillard (già nota nel film “un’ottima annata” con Russel Crowe) che riesce ad interpretare i momenti di massimo splendore artistico ma anche quelli della rovina e della caduta di questo personaggio, insieme ad un repertorio musicale abbastanza folto e che culmina con “Non, je ne regrette rien” vero e proprio testamento lasciatoci dalla cantante, tengono comunque sempre incollato lo spettatore allo svolgersi della storia che non segue un andamento cronologico ma mostra per contrasto immagini ed episodi differenti della vita della Piaf dalla vita passata in strada a cantar per mangiare fino ai fasti e alle grandi platee di tutto il mondo. Da segnalare la colonna sonora del film. Indubbiamente da vedere.

scritto da: simisimi